Se volete passare un’emozionante avventura all’insegna del trekking, è consigliabile allora recarsi in Turchia, dove si trova uno dei sentieri più belli del mondo.

Armatevi di zainetto, provviste e scarponcini e iniziamo questo itinerario dal fascino orientale.

Stiamo parlando della Via Licia, un percorso molto lungo che si snoda su circa 540 km in corrispondenza di una parte della costa sud-occidentale della Turchia.

È chiaro che per attraversare tutti questi chilometri a piedi si impiegherebbe di sicuro almeno un mese, ecco perché sarebbe più opportuno praticare tratti più corti e concedersi un po’ di riposo nelle spiagge vicine.

La Via Licia, che prende questo nome dall’antica civiltà che un tempo abitava la zona, attraversa la penisola di Teke ed il suo tratto è contrassegnato da strisce rosse e bianche, che vengono disegnate su tronchi d’albero o rocce, in corrispondenza di incroci o biforcazioni, seguendo la convenzione della Grande Randonnee, in modo tale così da facilitare l’orientamento del visitatore.

Vi ritroverete completamente immersi, tra rocce, foreste, villaggi e resti di antiche città come Xanthos (capitale un tempo della Licia e dal 1988 patrimonio Unesco), che vi faranno vivere dei momenti unici.

Si parte da Fethiye, una località di mare caratterizzata dalla presenza di tombe rupestri, per poi dopo 20 km arrivare alla laguna di Oludeniz che assieme alla baia di Belcegiz, è stata recentemente inserita all’interno di un parco in modo tale da garantirne la preservazione.

Dopo aver superato il paese di Kinik e il ruscello Esen, si prosegue all’interno di un paesaggio molto suggestivo, che secondo antiche leggende addirittura corrispondeva all’Eden e si dice frequentato una volta anche da Cleopatra, la famosa regina egiziana.

Proseguiamo con tappa Kale, un tempo capitale romana dell’Asia minore e anche sede vescovile, famosa perché qui visse San Nicola, le cui spoglie furono poi trasportate a Bari nel 1087.

Anche qui vi sono tombe scavate nella roccia, che fanno parte di un’antica necropoli che si affaccia su una ripida scogliera sul mare.

A seguire abbiamo Olympos, città dedicata al dio Efesto, dio del fuoco e dei fabbri, perché nei pressi ardeva una fiamma eterna chiamata Chimera, su una altura duecento metri sopra il mare, che era visibile in tutta la regione circostante.

Oggi nel sito vi sono ancora dozzine di piccoli fuochi che bruciano costantemente per via delle emissioni di gas, soprattutto metano, che fuoriescono dalle prese d’aria nelle rocce della montagna e che vengono ammirati in particolare di notte, perché sono più spettacolari.

Il percorso termina con il sito archeologico della città greca di Phaselis, caratterizzato da un ambiente costiero.

Un trekking da non perdere!

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