K2, la seconda montagna più alta del mondo

Il K2, conosciuto anche come Monte Godwin-Austen, posto nel gruppo del Karakorum appartenente alla catena dell’Himalaya, è con i suoi 8.609,02 metri di altitudine, la seconda montagna più alta della Terra dopo l’Everest.

Si trova proprio al confine tra la parte del Kashmir controllata dal Pakistan e la Provincia Autonoma Tagica di Tashkurgan controllata dalla Cina.

Il nome K2 sta per Karakorum 2, cioè “seconda cima del Karakorum”, e fu assegnato alla montagna dal colonnello Thomas George Montgomerie, membro del gruppo guidato dal geografo Henry Haversham Godwin-Austen, che effettuò i primi rilevamenti nel 1856.

Il “2” nacque in effetti da un errore di misurazione dell’altezza della cima: infatti il nome K1 venne inizialmente dato al monte Masherbrum, che invece è considerevolmente più basso, ma per pura coincidenza il numero “2” corrispondeva alla posizione della montagna nella lista delle cime più alte del mondo e questo ne ha giustificato il suo mantenimento anche in seguito.

Per la sua difficoltà alpinistica e per l’alta mortalità fra molti di coloro che hanno tentato l’impresa, il K2 è conosciuto anche come “la Montagna Selvaggia”.

Il grande ed autorevole scalatore Reinhold Messner, indica che si tratta addirittura dell’ottomila più difficile da scalare e la sua opinione è condivisa anche da altri personaggi del settore.

La sua difficoltà estrema deriva da diversi fattori: l’estrema ripidezza di tutti i suoi versanti, la presenza di tratti di arrampicata molto impegnativi e pericolosi in prossimità della vetta e l’assenza quasi totale di posti adatti ad un campo.

L’ascensione del K2 è dunque, di gran lunga più difficoltosa di quella dell’Everest, i cui pendii sono molto meno ripidi e affrontabili anche da alpinisti non perfettamente esperti e addestrati, purché equipaggiati con abbigliamento adatto alle bassissime temperature e con respiratori a ossigeno per superare l’elevata rarefazione dell’aria in quota.

La cima fu raggiunta per la prima volta da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli il 31 luglio 1954, all’interno della spedizione italiana guidata da Ardito Desio.

Per questo motivo è conosciuta anche come “La montagna degli italiani”.

La latitudine del K2 è di 8° più a nord dell’Everest, il che, se da una parte affievolisce l’impeto del monsone, dall’altro rende il clima più rigido e più difficilmente prevedibile: la montagna è infatti spesso soggetta a bufere violentissime della durata di diversi giorni, che in certi anni hanno impedito di raggiungere la vetta per l’intera stagione.

L’avvicinamento dal versante pakistano comporta diverse tappe e richiede, a volte, oltre due settimane di percorrenza, comunque rispetto al versante cinese, quello pakistano resta il più conosciuto e frequentato.

Il trekking di avvicinamento parte normalmente da Rawalpindi o da Islamabad, da dove ci si trasferisce in aereo a Skardu, nel nord del Pakistan.

Poi ci si reca, di solito con mezzi fuoristrada, al villaggio di Askole, da dove si prosegue a piedi.

Durante la marcia di avvicinamento si incontrano diversi paeselli e campi attrezzati, tra cui: Korophone, Jhula, Bardumal, Paiju, Khuburse, Urdukas e Goro.

Il K2, però, non si mostra fino a che non si giunge al Circo Concordia, punto d’unione dei ghiacciai Baltoro, Abruzzi e Godwin-Austen (4.720 m), da dove appare all’improvviso come un enorme cono che si staglia nel cielo e sovrasta le vette circostanti.

Possiamo aggiungere però che lo Sperone Abruzzi, è la via più usata in assoluto e deve il suo nome a Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, che la aprì nel 1909.

Tale via segue la cresta sud-est e comincia a 5.400 metri, luogo dove si può installare un campo base avanzato nei pressi del ghiacciaio Godwin-Austen.

Attorno alla cima inoltre vivono diversi popoli di etnie e culture diverse, accomunate dal vivere da secoli in ambienti estremi con economie di sussistenza di tipo agricolo e pastorizio, come i Balti, gli Hunzakut, i Kirghisi e i Wakhi.

Fin dalle prime spedizioni, sicuramente il contributo dato da questi popoli agli scalatori, è stato indispensabile.

Per concludere quindi siamo di fronte alla scalata più difficile da affrontare, quindi non è un’impresa adatta a tutti, ma solo per coloro che vantano anni di esperienza e sono altamente preparati a muoversi in luoghi impervi e dal clima proibitivo.

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